Progetti

IL VALORE DEL PASSATO: PROGETTO DI SOSTEGNO DOMICILIARE ALL’ANZIANO

PREMESSA E ANALISI DEL CONTESTO

L’odierno rallentamento dello sviluppo demografico in Italia, con il relativo innalzamento della fascia di persone comprese nella terza e quarta età esige una presa di consapevolezza rispetto alle problematiche cliniche per l’anziano, si fa riferimento al piano sanitario 2016-2020, in particolare l’aspetto riferito alle persone con demenza e riabilitazione fisica approvato in giunta provinciale nel 2019. Nella terza e nella quarta età, le funzioni cognitive assumono un’importanza non soltanto per il funzionamento mentale, ma anche per l’adattamento ambientale e per il riassetto della propria identità, poiché consentono di recuperare la storicità del Sé, di connettere il passato con il presente, promuovendo un senso di continuità. Tuttavia, l’anziano si trova spesso privato di queste risorse cognitive proprio nel momento in cui sarebbe strategico utilizzarle. Per promuovere il benessere nell’anziano, non sono sufficienti solo interventi di riabilitazione cognitiva, infatti assumono grande importanza anche i fattori psicosociali che si traducono in opportunità per facilitare esperienze che valorizzano l’affettività, le relazioni sociali e culturali, così da impegnare l’anziano, pur senza esigere sforzo fisico, né accuratezza di esecuzione, né velocità. La perdita spontanea delle funzionalità viene compensata con l’accrescere di nuove abilità di tipo emotivo e relazionale, dotando l’anziano di nuovi strumenti, consentendogli di costruire uno scenario che lo veda come soggetto produttivo, non più passivizzandolo con il considerarlo solo destinatario di cure ed assistenza. L’affettività e le relazioni sociali costituiscono un importante fattore di protezione contro la depressione senile, poiché rappresentano una risorsa compensativa rispetto alle perdite cognitive.

Il progetto, prevede la realizzazione di un servizio che offre una risposta ad una fascia consistente di persone che non necessitano di servizi sanitari ed assistenziali, ma richiedono interventi di natura integrativa e di sostegno; con l’attuazione del progetto si persegue il benessere di una fascia fragile della popolazione, benessere inteso non come mancanza di malattia, ma come condizione di persona-parte della rete di comunità. Il progetto riconosce il bisogno di aiuto della persona anziana nell’affermare il suo diritto all’inserimento sociale e promuove azioni positive finalizzate ad incoraggiare le esperienze aggregative e a mantenere una vita sociale attiva.

La società odierna dà alla “vecchiaia” una connotazione negativa che nell’anziano genera il rischio di una progressiva tendenza ad isolarsi, rinchiudersi in casa e allontanare le attività sociali. Lo stile di vita odierno incentrato sulle nuove tecnologie ed il cambiamento dall’attività lavorativa al pensionamento, sono due fattori cruciali e causare nell’anziano atteggiamenti depressivi, ansiosi e problematiche di natura psicologica.

DESTINATARI

Destinatari diretti: i cittadini residenti a Merano appartenenti alla fascia della quarta età che necessitano di un ascolto attivo ed interattivo, che si sentono soli e che hanno ridotte possibilità di intrattenere relazioni interpersonali per motivi di salute.

Destinatari indiretti: famiglie, assistenti sociali e infermieri che potranno essere informati e inseriti in una rete che possa condividere i bisogni più personali e i desideri dell’assistito.

OBIETTIVO GENERALE

L’obiettivo generale è volto a sviluppare le abilità cognitive residue, in particolare quelle mnestiche, dare un sostegno reale al bisogno di ascolto e uno scambio interpersonale significativo per potenziare i sentimenti positivi come l’autostima e la socializzazione della persona anziana, per uscire da una condizione di isolamento sociale.

OBIETTIVI SPECIFICI

  • Prevenire e contrastare le cause del disagio, dell’emarginazione e della solitudine dell’anziano, offrendo sollievo nelle ore diurne all’anziano e supporto alla famiglia.
  • Valutare il grado di abbandono/isolamento dell’anziano, valutare le funzioni cognitive più importanti come la memoria e l’attenzione.
  • Contenere, attraverso l’ascolto attivo, la solitudine e “curare” il sentimento di isolamento e di abbandono; sollecitare le risorse personali residue per placare le ansie e gli atteggiamenti depressivi tipici dell’età avanzata.
  • Favorire il processo di socializzazione, il recupero dell’anziano in termini di partecipazione, di trasmissione di conoscenze in una visione integrata con le risorse e i servizi promossi nell’ambito territoriale.
  • Favorire la permanenza dell’anziano nel proprio ambiente di vita e ridurre le cause di istituzionalizzazione del soggetto, considerando l’anziano non solo come destinatario passivo di interventi solidaristici, ma come una risorsa per l’intera collettività.

MOTIVAZIONI

Recenti ricerche sociologiche hanno evidenziato la necessità di un approccio in positivo al problema anziani, i quali vengono esclusivamente considerati portatori di “ bisogni passivi ” cioè di bisogni assistenziali e sanitari, confinandoli al di fuori della società e separandoli di fatto dal contesto sociale di cui in realtà sono parte integrante. Bisogna invece considerare anche i loro bisogni attivi di partecipazione, di socializzazione e protagonismo, rafforzando la solidarietà e la relazionalità e contrastando i meccanismi di espulsione dal tessuto familiare e sociale. Relativamente alla condizione anziana, è da tenere conto che non esiste solo una non autosufficienza fisica; oggi è sempre più diffusa, in questa nostra società così fragile nei rapporti umani, una non autosufficienza sociale, determinata dalla mancanza di ruolo, dalla solitudine, dall’angoscia per il futuro e dalla debolezza della rete solidale. Senza alcun dubbio si rendono necessari ed indispensabili gli interventi dell’istituzione pubblica volti a sostenere i casi di non autonomia e la domiciliarità, ma altrettanto utili si rivelano le iniziative finalizzate ad attivare processi di integrazione e di inclusione. La condizione di solitudine e la mancanza spesso di una rete parentale, li espone ad ogni difficoltà, poiché è proprio nella quarta età che di norma si verifica il passaggio dall’autosufficienza alla non autosufficienza, o comunque ad una limitazione dell’autonomia. Per sostenere gli anziani non autonomi, il Comune ha già programmato ed avviato interventi di tipo socio-assistenziale finalizzati ad offrire aiuto per le esigenze primarie , aiuto alla persona e aiuto domestico; si rendono però necessarie anche iniziative diverse, ma di pari importanza, di tipo aggregativo e socializzante, volte a migliorare la qualità della vita e a contenere il malessere dovuto alla mancanza di legami e di relazioni sociali.

COROLLARIO

Non disperdiamo. ..non trascuriamo o perdiamo del tutto ciò che gli anziani possono ancora darci. ..accogliamo la loro voglia di esserci. ..di non sentirsi inutili per la società. Affermiamo e valorizziamo il loro enorme bagaglio di esperienze.. conoscenze.. capacità. Lasciamo che tutto ciò che è raccolto nella loro mente possa essere condiviso.. tramandato.. insegnato. Un anziano è un tesoro spesso non apprezzato. ..soprattutto se quell’anziano si sente solo. ..lasciato da parte. ..se non ha il coraggio o la voglia di farsi avanti. Cerchiamo di essere noi lo stimolo per la loro creatività. ..valorizziamo ove e quando possiamo tutto ciò che hanno costruito. Facciamo capire loro quanto siano importanti. ..non solo con le parole. ..ma con la condivisione. Gennaro Arduino 1950-2019.

La fruizione del servizio è gratuita per tutti i soci ASIB

CORSO DI FORMAZIONE PER CAREGIVERS

Premessa e Analisi del contesto

La progressione dell’aspettativa di vita alla nascita (80,8 anni per i maschi e 85,6 anni per le femmine nella Provincia di Bolzano) pone il problema alla società contemporanea di comprendere più approfonditamente questo periodo della vita. In particolare il ruolo del caregivers è stato discusso in Parlamento e depositato il 27 giugno del 2019 in Senato come disegno di legge: “Legge quadro nazionale per il riconoscimento e valorizzazione parziale del caregiver familiare”.

Per i caregivers è necessario comprendere la limitazione delle funzioni sociali dell’anziano che progredisce e restringe il suo campo d’azione. Ogni azione e situazione vengono connotati in modo particolare a seconda dei diversi valori della persona. La storia personale dell’anziano è il fulcro su cui basare l’accudimento da parte del caregiver. La comunicazione nel rapporto con l’anziano è fondamentale e aiuta il caregiver ad operare nel migliore dei modi, senza incorrere in situazioni frustranti ed un eventuale successivo burnout.

Si possono distinguere due tipologie di caregiving, quello informale espletato da un membro della famiglia e quello formale svolto da personale qualificato. Nell’invecchiamento è indispensabile considerare delle variabili quali, la possibilità di affidarsi ad un certo momento ad un caregiving formale (es. assistenza parziale di operatori socio-sanitari, di educatori e di psicologi). La progressione dell’invecchiamento segue delle fasi diverse che devono essere quindi previste in anticipo dalla famiglia della persona anziana.

Destinatari

Famigliari, Assistenti Socio Sanitari, Operatori Socio Assistenziali, Infermieri e Medici

Speranza di vita alla nascita per sesso e per regione: anno 2003 e 2013 a confronto

Fonte: ISTAT, tavole di mortalità della popolazione residente, Sistema di nowcast per indicatori demografici.

Obbiettivo generale

L’obbiettivo della formazione è aumentare le conoscenze dei meccanismi psicologici che entrano in gioco nell’assistenza ad un anziano con disabilità in modo da aumentare la consapevolezza del ruolo che ricopre il caregiver.

Obbiettivi specifici

  • Informazione sulle previsioni dell’invecchiamento in Italia
  • Valutazione delle varie tipologie di setting familiare in cui si inserisce il caregiver
  • Sensibilizzazione sui bisogni specifici dell’anziano durante le fasi dell’invecchiamento
  • Formazione sul linguaggio non verbale nella comunicazione con l’anziano
  • Autovalutazione sulle conoscenze acquisite e percezione dell’autoefficacia

Contenuti

  • Le demenze: conoscere le tipologie e le manifestazioni per attuare delle strategie adeguate
  • Memoria e comportamento: gli effetti del deterioramento cognitivo sul comportamento
  • Depressione e sintomi depressivi: la vita affettiva dell’anziano al di là della terapia occupazionale
  • Limitazioni motorie e limitazioni funzionali: la cura di Sé e l’assistenza personale
  • Teoria dell’attaccamento e il caregiving: John Bowlby e Mary Ainsworth
  • Il caregiving famigliare: ruoli e transfert psicologici nella relazione con l’anziano
  • Dal caregiving famigliare alla assistenza parziale: predittori e fattori protettivi
  • La comunicazione verbale e non verbale: il conversazionalismo e le difficoltà nel dialogo con l’anziano

Tempi e Modi

Il corso è costituito da 8 incontri da 2 ore ciascuno, in ogni incontro sono previste delle lezioni miste, ossia lezioni frontali congiunte ad attività pratiche ed esercizi di role-playing. La modalità di insegnamento proposta mira ad ottenere la comprensione e la presa di consapevolezza dei meccanismi alla base del funzionamento dell’anziano. I partecipanti potranno fare dei test di valutazione all’inzio e alla fine del corso per osservare i cambiamenti e i vantaggi raggiunti.

Numero minimo di partecipanti: 6

CIBO E COMUNICAZIONE

PREMESSA E ANALISI DEL CONTESTO

Tutto ciò che ha a che fare con il nutrimento dell’uomo, dalle materie prime prescelte alle tecniche per trasformarle sino alla modalità della loro assunzione è significativo. Il cibo è un sistema di significazione umana e sociale proprio grazie al fatto che presenta, per quanto surrettiziamente, le caratteristiche di un vero e proprio linguaggio. Se, come si ripete, l’uomo è ciò che mangia, non è tanto o soltanto perchè le sostanze che via via incorpora vanno a costituire la sua materialità fisica, quanto perchè, dal punto di vista antropologico, il cibo che prepara e ingerisce lo rappresenta, lo significa, contribuendo a costruire l’identità, individuale e collettiva.

Nella società contemporanea è sempre più importante avere conoscenze dettagliate su quello che mangiamo, in particolare rispetto all’importanza degli alimenti non confezionati, provenienti dal territorio circostante. Sul territorio è presente una grande ricchezza di materie prime che devono essere valorizzate come scelta consapevole nella cultura locale, come anche negli aspetti nutrizionali e della tradizione.

In ambito sociale è importante promuovere e sensibilizzare la conoscenza degli alimenti che vengono assunti nella propria dieta personale.

Viene quindi proposto un percorso di conoscenza e consapevolizzazione dove verranno sottolineati aspetti nutrizionali particolari per ogni materia prima. Verrà valorizzata la conoscenza personale rispetto all’utilizzo dei cibi nella propria cultura e secondo le conoscenze apprese nel proprio percorso di vita. Verrà promosso il confronto tra i partecipanti sulle nozioni alimentari dei cibi che verranno presentati.

Il percorso sarà proposto secondo la stagionalità della materia prima proveniente dal territorio circostante e l’evoluzione della produzione locale degli alimenti. In particolare saranno previsti tre percorsi di sensibilizzazione:

  • percorso cibo e salute (es. alimentazione per diabetici, per cardiopatici, alimentazione specifica per l’età anagrafica )
  • percorso cibo e storia (es. cibi e tradizione, ricette tramandate)
  • percorso cibo e letteratura (fiabe e leggende sul cibo e i luoghi dove si consumano e si consumavano le pietanze)

DESTINATARI

Destinatari diretti:  tutta la cittadinanza che abbia voglia di gustare e condividere momenti e luoghi.

Destinatari indiretti: famiglie, assistenti sociali e infermieri che potranno essere informati e inseriti in una rete che condivida i bisogni più personali.

OBBIETIVO GENERALE

L’obbiettivo generale è l’aggregazione sociale e la promozione della consapevolezza del legame di ciò che una persona mangia con l’ambiente e la salute psicofisica.

La dimensione più profonda e specifica del cibo è la comunicazione, attraverso il cibo parliamo del mondo, della società, del cosmo, di tutto insomma. Così come nessuno parla unicamente per trasmettere messaggi, allo stesso modo nessuno mangia solo per nutrirsi o per godere dei sapori. Al di là della natura funzionale ed estetica degli alimenti, c’è la loro natura semeiotica, ciò che ha permesso all’uomo di allontanarsi dalla sua natura animalesca per costituire forme diverse di cultura e di civiltà.

Pertanto l’obbiettivo generale è il dialogo (interculturale, intergenerazionale, interlinguistico, attuale, storico, romantico) tra gruppi di persone che saranno sollecitati allo scambio di idee e al confronto, interventi di informazione e sensibilizzazione su ogni tema in modo da creare un percorso di consapevolezza condiviso, costruito assieme attraverso gli eventi proposti.

OBBIETTIVI SPECIFICI

  • Rafforzare la solidarietà e l’inclusione nella cittadinanza locale
  • Valorizzazione delle relazioni e della cooperazione nei gruppi di persone
  • Sensibilizzazione sull’alimentazione e sul cibo, in particolare saper leggere le etichette e sapersi porre in modo critico di fronte ai messaggi pubblicitari
  • Promozione della consapevolezza e della conoscenza degli alimenti per favorire un opportuno stile di vita
  • Identificazione di un profilo di conoscenze alimentari nella popolazione, a livello statistico
  • Sollecitare lo scambio di idee e il confronto sulla tematica della nutrizione
  • Aprire nuove prospettive di contatto, di incontro, di socializzazione, mediante l’offerta di opportunità di relazioni
  • Favorire l’inclusione di presone svantaggiate e limitazioni motorie